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Antonio Francesco Peruzzini e Alessandro Magnasco

Prezzo su richiesta telefonare al numero +39 335402690

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Antonio Francesco Peruzzini (Ancona 1643 – Milano 1724) e Alessandro Magnasco (1667 - 1749)

Il dipinto è un olio su tela di cm. 31 x 30,5
Incorniciato, misura cm. 39 x 38,5

Paesaggio con lavandaie e viandante a riposo

Questa raffinata tela, espressione matura del barocco “di tocco”, rappresenta un esempio magistrale della collaborazione artistica tra il paesista Antonio Francesco Peruzzini e il genovese Alessandro Magnasco, sodalizio che ha segnato una svolta pre-romantica nella pittura italiana del Settecento. L’opera si distingue per una stesura vibrante e nervosa: in primo piano, un gruppo di lavandaie è colto nel pieno dell’attività, rese con le tipiche "scintille" di luce bianca che ne definiscono il movimento che sono tipiche del Lessandrino. In basso a sinistra, la figura di un viandante sdraiato col bastone che ancora la composizione, bilanciando il dinamismo della scena. Lo sfondo è dominato da una natura selvaggia, dove le fronde degli alberi sembrano agitate dal vento e le "montagne celesti" in lontananza sfumano in un cielo carico di nubi rigonfie e materiche. 
La composizione di questo dipinto riprendete un ricercato formato "da cabinet", il celebre prototipo già appartenuto alla storica Collezione Italico Brass di Venezia, pubblicato come opera del Magnasco nella storica monografia di Armando Ferri del 1922 (Biblioteca d'arte illustrata, Tav. XXX).
Rispetto alla versione monumentale, questa redazione quasi quadrata mostra una sintesi compositiva di altissima qualità: l’autore ha eliminato gli elementi architettonici per concentrare l’energia pittorica sul contrasto tra la vegetazione scura e la luminosità del cielo. La libertà della pennellata e la freschezza dei dettagli suggeriscono che si tratti di una variante autografa o di uno studio finito, destinato a un raffinato collezionismo privato del tempo.
Il dipinto conserva sul retro una preziosa testimonianza storica: un’etichetta manoscritta datata ottobre 1888 documenta un antico rintelo eseguito in ambito anglosassone. Tale dettaglio non solo conferma la fortuna internazionale dell’opera già nel XIX secolo, ma ne garantisce l’integrità, indicando un intervento conservativo mirato alla sola protezione del supporto originale.